6 dicembre 2024 – Tempo di lettura: 4:43 minuti www.egm.it no profit by biodiritti.org – link d’invito per leggere in Telegram altri articoli di divulgazione Scientifica di Biodiritti by Egm.it No Profit
La medicina palliativa, è specialità clinica che si occupa in maniera attiva e completa della sofferenza, dolore, aspetti emotivi, spirituali, religiosi, sociali, economici ed etici del malato terminale e dei suoi familiari. Intervista al dott. P. Maurizi
LE MALATTIE terminali rappresentano un problema angoscioso e doloroso sia per il malato che per la sua famiglia. Le cure palliative aiutano il malato ad avere una vita dignitosa e significativa e alla famiglia di dargli tutto il sostegno e il conforto necessari. Molti familiari si prendono la responsabilità di assistere una persona amata alla quale è stata diagnosticata una malattia terminale, e sono da ammirare per questo. Ma si tratta di un compito che presenta notevoli difficoltà. Cosa possono fare i familiari per dare conforto e assistenza a qualcuno che amano quando è malato terminale? Quando si assiste il malato, come si può gestire il vortice di emozioni che si provano mentre la malattia fa il suo corso? Cosa ci si può aspettare man mano che si avvicina la morte del nostro caro?

Anche se non può guarire, la medicina palliativa può curare con efficacia alcune complicazioni. Il personale coinvolto nelle cure palliative riconosce la necessità di preservare la dignità del paziente e di trattarlo con rispetto in tutte le fasi dell’assistenza. Nel programma di assistenza domiciliare per malati terminali, chi presta le cure al malato può avvalersi dell’aiuto di medici, infermieri, operatori socio-sanitari e assistenti sociali. Insegnano ai familiari a fare in modo che il malato sia sereno e spiegano cosa possono aspettarsi nella fase terminale della malattia. Tengono anche conto della volontà del paziente e dei familiari. L’aiuto di questo personale specializzato dà fiducia al paziente e a chi lo assiste, eliminando la paura del dolore e intervenendo su altri aspetti penosi della fase terminale della malattia.
Abbiamo avuto l’onore di essere invitati il 5 dicembre 2024 dal Dott. Pierdomenico Maurizi, per i 20 anni dello Scudo (acronimo di Servizio Cure Domiciliari), programma di cure palliative ad Arezzo e provincia.

Siamo già stati testimoni negli anni della squisita umanità del Dott. Pierdomenico Maurizi responsabile dello Scudo fino al suo pensionamento nel 2020. A causa dei dolori diventati lancinanti, vista la TC torace-addome eseguita privatamente ad A.L. in data 04.01.2023, refertata in data 05.01.2023, con multiple fratture osteostrutturali a carico di coste, sterno, emisacro sn e soma vertebrale di L2 il Dott. Pierdomenico Maurizi (vedi qui altra sua intervista), esperto di cure palliative e terapia antalgica, venne immediatamente a visitarla a casa. Pur essendo in pensione venne gratuitamente il 06 gennaio 2023 giorno festivo. Prescrisse farmaci adatti per lenire i dolori insostenibili apparsi, documentati e giustificati dal referto TC del giorno prima. Poi rivelatisi, nel successivo ricovero in ematologia, come conseguenze di un cancro che colpisce le ossa, il Mieloma Multiplo. Informazioni ulteriori nell’articolo del 14.02.2023 si possono leggere con i ringraziamenti della paziente a medici e al dott. Maurizi: “Uniti in Guerra al Cancro del Sangue senza trasfusioni”
Abbiamo fatto una seconda intervista al dott. Pierdomenico Maurizi in occasione del ventennale dello Scudo (acronimo di Servizio Cure Domiciliari).
Biodiritti.org: “Dott. Maurizi, quanto tempo è passato dall’inizio della Sua esperienza con lo Scudo?”
Dott. P. Maurizi: “Sono passati 20 anni. Nei primi anni 2.000 ero l’unico palliativista per tutta la provincia di Arezzo, allora chiamata – per la Sanità – USL 8”.
Biodiritti.org: “Cosa si sapeva delle Cure Palliative?”
Dott. P. Maurizi: “Le Cure Palliative erano poco conosciute, ma ben presto mi trovai in difficoltà per le tante richieste. Così chiesi all’allora presidente del CALCIT di Arezzo, il compianto Gianfranco Barulli, se l’istituzione ad opera del CALCIT di un’équipe di Cure Palliative potesse essere coerente con la sua mission”.
Biodiritti.org: “La risposta del CALCIT?”
Dott. P. Maurizi: “Fu affermativa. Si costituì un gruppo di lavoro formato dal sottoscritto e da alcuni dirigenti del tempo: il Dott. Paolo Ghezzi, Primario Oncologo, il Dott. Pier Luigi Rossi, Direttore del Distretto e il Dott. Dario Grisillo, in rappresentanza dei Medici di Famiglia. Il CALCIT finanziò un’équipe formata da una Medico, 3 Infermieri ed una Psicologa. L’équipe fu messa a disposizione della USL.”
Biodiritti.org: “In altre parti di Italia come venivano gestite in quegli anni le cure palliative?”
Dott. P. Maurizi: “Associazioni Private creavano – ed hanno creato – équipe di Cure Palliative, che poi operavano in convenzione con la Sanità Pubblica, la quale, cioè, ne pagava il personale. Il CALCIT di Arezzo invece decise di affidare l’équipe al Pubblico sostenendone per intero il finanziamento. A quanto mi risulta, questo è l’unico caso in Italia in cui un Privato “dona” al Pubblico un servizio, senza chiedere niente in cambio. 
Biodiritti.org: “Quale fu il successivo sviluppo?”
Dott. P. Maurizi: “L’équipe fu costituita come Unità di Cure Palliative, denominata SCUDO, acronimo di Servizio Cure Domiciliari. Il Servizio opera 7 giorni su 7 con un’attività medica di 6 ore (le altre 6 ore diurne sono a carico di un Medico della ASL), dal lunedì al Sabato ed un’attività Infermieristica di 12 ore diurne per 7 giorni a settimana con reperibilità notturna. Nel tempo, gli Infermieri sono diventati 5, perché già dal primo anno le richieste di intervento e di presa in carico aumentarono rapidamente. Il servizio è destinato a Pazienti in stato di malattia grave e con ridotta aspettativa di vita ed ha il compito di accompagnare fino all’ultimo il Paziente cercando di mitigare ogni tipo di sofferenza, nel rispetto delle scelte del Paziente, delle sue convinzioni etiche e religiose.”
Biodiritti.org: “Dalla nascita del servizio scudo ad oggi quanti sono stati assistiti?”
Dott. P. Maurizi: “In questi 20 anni sono stati assistiti dai 5.000 ai 6.000 Pazienti. Gli Operatori dello SCUDO sono quindi entrati in relazione con 5-6.000 famiglie. Il Servizio è stato accolto bene dalla Cittadinanza e ne sono testimoni i ringraziamenti, verbali o scritti, e le donazioni pro-SCUDO al CALCIT.”
Biodiritti.org: “Ha qualche ricordo di qualcosa che ne ha tratto, visto che è stato il responsabile fino al pensionamento nel 2020?”
Dott. P. Maurizi: “Non è possibile ricordare tutti i Pazienti e tutti i momenti intimi, intensi ed unici (in quanto ultimi). Dico solo che dai morenti ho ed abbiamo ricevuto spesso grandi e profondi insegnamenti di vita ed anche per questo non ringrazierò mai abbastanza il CALCIT per aver regalato ai Cittadini ed anche a noi Operatori lo SCUDO, gratitudini evidenti dai tanti ringraziamenti, pubblicati in articoli di giornale, donazioni e lettere private”.

Biodiritti.org: Lo scudo si occupa anche degli aspetti etici e religiosi del malato. Perché? Per chi è credente, confidare in Dio è fondamentale per affrontare non solo la malattia terminale propria o di un familiare, ma anche il dolore che si prova dopo la sua morte. La speranza aiuta. Molti credenti sono in attesa della Promessa Biblica di Rivelazione (Apocalisse) 21:4 “Né ci sarà più… né lamento né dolore”.

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