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Aggiornamento della Redazione 18.07.2025 – Patrizia in data Odierna ha smesso di soffrire ed è arrivata nella memoria di Geova Dio. Verrà accolta al suo ritorno come la ricordiamo tutti nei suoi anni migliori.

“Quando nel dolore si hanno compagni che lo condividono, l’animo può superare molte sofferenze”. Introduciamo con questa frase di William Shakespeare una serie di interviste per indagare gli effetti positivi della fede su gravi malattie.
– Iniziamo questa serie di interviste con Patrizia Moretti sposata Papini da 39 anni. Ha due figlie pure loro sposate che non abitano con Lei, una delle quali vive in Gran Bretagna. Potete guardare l’intervista cliccando nella foto sotto.
Patrizia se permetti ci diamo del tu. Ok?
Biodiritti.org: Descrivi in breve i tuoi problemi di salute e come sono nati
Patrizia – Io ho avuto un ictus ischemico il 24 dicembre 2020, in piena pandemia. Dopo due settimane mi hanno diagnosticato un edema carcinoma del retto in fase avanzata. Da lì in avanti non si è più capito niente perché ho subito nove interventi chirurgici di varie entità. Quaranta chemioterapie in vena, radioterapie e quattro mesi di chemioterapie in pasticche. Adesso sono in cura dai servizi delle cure palliative.
Biodiritti.org: Qual’è la tua fede religiosa, da quando?
Patrizia – Io sono orgogliosamente una Testimone di Geova dal 1991 e mi sono battezzata nel dicembre del 1993.
Biodiritti.org: La tua dichiarazione di non accettare trasfusioni di Sangue, che penso hai fatto come altri Testimoni di Geova, come è stata considerata in campo medico? Hai ricevuto pressioni a livello ospedaliero o dai responsabili della tua Congregazione?
Patrizia – Per quanto riguarda la mia esperienza io non ho ricevuto nessuna pressione da parte di nessuno. Ho avuto il sostegno della mia famiglia e anche i medici che mi hanno avuto in cura, mi hanno chiesto ovviamente se ero sempre della solita opinione, ma nessuno di loro ha fatto pressioni perché ricevessi o accettasi trasfusioni di sangue.
Bidiritti.org: Tuo marito e le famiglie delle tue figlie sono anche loro Testimoni di Geova? Abitando solo con tuo marito che aiuto ti riesce a dare tuo marito?
Patrizia – Le famiglie delle mie figlie sono testimoni di Geova. In quanto a mio marito, ovviamente, se non avessi lui sarei molto dispersa, perché lui si occupa di me, nonostante i suoi problemi di salute, H24. Io come si può vedere ho bisogno di tutto. Perché non sono più in grado di fare niente autonomamente.

Biodiritti.org: Abbiamo visto il bel sorriso quando hai parlato dell’aiuto che ti da tuo marito. In che modo la tua fede ti è stata di aiuto nel preservare il tuo legame matrimoniale?
Patrizia – Noi siamo sposati da quasi 39 anni. E come in tutte le coppie abbiamo passato anche dei momenti di crisi, dei momenti difficili. Ma mettere in pratica i principi della bibbia, ci ha aiutato a tutti e due a cercare di venirci incontro e superare questi momenti difficili. E oggi siamo felicemente insieme.
Biodiritti.org: Viviamo in un periodo in cui di coppie non è che ce ne sono molte sposate da tanti anni. Il Condividere momenti difficili con alcune tue consorelle come ti ha aiutato ad elaborare i problemi, a prendere decisioni più consapevoli anche prima di sprofondare nella tua malattia?
Patrizia – Sicuramente avere una famiglia spirituale è una cosa impagabile. Con alcune delle mie sorelle spirituali, siamo veramente amiche da tanti anni. E in questo periodo della mia vita che condivido con altre sorelle che hanno una malattia devastante, a volte cerchiamo anche di sdrammatizzare per cercare di superare le giornate un po’ no.
Biodiritti.org: Appartenere ad una comunità religiosa può far sorgere difficoltà interpersonali e familiari secondo alcuni. Come le hai superate specialmente in questo periodo che la tua religione è accusata dai mass media?

Patrizia – Ma, diciamo che nel nostro caso le critiche ci scivolano completamente addosso. Perché noi non abbiamo avuto in tutti questi anni nessun tipo di problema. Nè con le nostre famiglie di origine, che non sono Testimoni di Geova, né con i nostri vicini di casa con cui abbiamo degli ottimi rapporti da sempre. Nemmeno quando le mie figlie sono andate a scuola, né con gli insegnanti, né con le famiglie dei compagni di scuola, e tantomeno con i ragazzi che andavano a scuola con le ragazze.
Biodiritti.org: Patrizia, sappiamo che i Testimoni di Geova sono impegnati e traggono gioia, secondo le loro affermazioni, nel condividere con altri la propria speranza di fede, sia rispondendo in riunioni di Congregazione che svolgendo un’opera specifica di evangelizzazione. Come fai ad essere desiderosa di parteciparvi nonostante la malattia e la tua infermità?
Patrizia – Allora, quando io riesco ad essere presente alle adunanze nostre dei testimoni di Geova. Mi sento in quelle due ore due ore e mezzo, come se non fossi malata. Sicuramente mi da incoraggiamento. I fratelli sono tutti molto carini con me. Le sorelle mi coccolano tanto. E per quanto riguarda invece l’opera di evengelizzazione ovviamente sono molto limitata, ma quando riesco con l’aiuto degli altri a fare qualcosa, questo mi rende le giornate più felici, più serene, mi sento utile. Sicuramente riesco meglio anche a sopportare questa fase della mia vita così complicata.
Biodiritti.org: Patrizia ti ringraziamo. Le tue risposte sintetiche e piene di sentimento, incoraggeranno sicuramente altri che si trovano nella tua condizione.
Per le persone che convivono con un tumore il sostegno dei familiari e degli amici è un fattore d’importanza fondamentale nel difficile percorso che si trovano ad affrontare, che coglie tutti di sorpresa. Alcune famiglie riescono a parlare apertamente di questi argomenti, ma non è così per tutti; non esiste un modo giusto per comunicare e le famiglie in cui si riescono a condividere preoccupazioni e timori riescono a trovare più sollievo dal dolore e si sentono più sicure delle decisioni prese. In questo contesto, la fede può svolgere un ruolo significativo nel sostenere i pazienti e le loro famiglie, offrendo un senso di speranza e di connessione spirituale durante un periodo difficile. La fede può essere un punto di riferimento per trovare forza e resilienza, e può essere un fattore importante per la gestione dello stress e dell’ansia associati alla malattia. Se possibile condividiamo l’intervista ai nostri contatti e gruppi.
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