10.01.2026 – Tempo di lettura: 8:16 minuti – www.egm.it no profit by biodiritti.org – ![]()
Dal Nabucco di Verdi la storia dei Biodiritti
Viviamo l’Epoca del prevaricare i diritti, leggi e trattati internazionali con la legge del più forte. Quando siamo più fragili o in ospedale ne abbiamo bisogno. Conosci, commenta e condividi la storia dei tuoi Biodiritti.
2500 anni fa Ciro il Grande fu ricordato nel Nabucco di Giuseppe Verdi. Quando Giuseppe Verdi compose il suo celeberrimo “Nabucco” l’artista aveva perso da poco tempo i suoi piccoli bambini, di appena un anno e mezzo ciascuno. Rimanendo subito dopo, tra l’altro, vedovo in giovane età. La moglie, quando deceduta, Margherita Barezzi, aveva appena 26 anni. Un indescrivibile, quanto atroce, dolore per chiunque! Deluso e provato dalla vita, non immaginava cosa gli avrebbe riservato il futuro. Un amico musicista gli fece avere il testo di una possibile opera scritta da un collega. Libretto che Verdi mise da parte svogliatamente. Fino a quando alcuni mesi dopo, riprendendolo in mano, si accorse che la trama parlava del dolore che provarono gli ebrei di Gerusalemme, esuli a Babilonia dopo conquistati, nel VI secolo a.C, dal re Nabucodonosor.



La società attuale beneficia di altri trattati, non meno importanti, una continua evoluzione che ha portato ad ammettere l’esistenza dello Jus Cogens, il cosiddetto “diritto cogente”. I diritti essenziali ed inalienabili che possiede fin dalla nascita ogni individuo che viene al mondo. Diritti che non hanno necessità di concessioni ma devono essere riconosciuti. Norme fondamentali e inderogabili del diritto internazionale generale. Considerati così essenziali dalla comunità internazionale da prevalere su qualsiasi trattato o altra norma [Fonte: Enciclopedia Treccani]. Abbiamo imparato a conoscere la CEDU, “Convenzione Europea dei Diritti Umani”, alla quale si unì 9 anni dopo la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, istituita proprio per garantire e affermare quei diritti, e la CIDCP, la “Convenzione – conosciuta anche come Patto – Internazionale sui Diritti Civili e Politici” di New York del 1966. Quasi tutti i paesi del mondo aderiscono in qualche misura al sostegno di queste convenzioni, patti o trattati.

In questo contesto, fatto di accordi internazionali che muovono intendimenti nella stessa direzione, si inserisce il “Trattato di Oviedo”, ufficialmente noto come Convenzione sui diritti umani e la biomedicina. Il primo trattato internazionale vincolante sulla bioetica, stilato il 4 aprile 1997. Il suo obiettivo è quello di garantire la dignità umana, i diritti umani e le libertà fondamentali di fronte ai progressi della biologia e della medicina, ponendo gli interessi dell’essere umano al di sopra di quelli della scienza o della società. La convenzione stabilisce principi su consenso informato, privacy, genoma umano, ricerca e trapianto di organi. Il trattato, composto da 38 articoli, è entrato in vigore il 1º dicembre 1999. L’Italia ha firmato La convenzione sui diritti umani e la biomedicina o trattato di Oviedo il 4 aprile 1997, il giorno stesso della sua nascita, ne ha autorizzando la ratifica con la legge n. 145 del 28 marzo 2001, ma non ha mai depositato il relativo strumento (Fonte: Ufficio dei Trattati Council of Europe). Tuttavia, i contenuti del Trattato di Oviedo si applicano in Italia come accertato dalla Corte di Cassazione con la storica sentenza n. 21748 del 16 ottobre 2007 sul caso Englaro (Fonte: Altalex.com). Il trattato, fissando principi etici per affrontare questioni come la ricerca scientifica, e il trapianto di organi, stabilisce che:
- il bene dell’individuo deve avere la priorità rispetto agli interessi della società o della scienza;
- qualsiasi intervento sanitario avvenga solo dopo che l’individuo ha dato un consenso libero e informato, e che questo consenso possa essere ritirato in qualsiasi momento;
- l’individuo ha diritto alla privacy e di conoscere le informazioni relative alla propria salute;
- è vietato utilizzare parti del corpo umano a fini di lucro;
- è vincolante per prevenire gli abusi derivanti dai progressi della biologia e della medicina.
Confrontandolo con la normativa italiana, La Convenzione Trattato di Oviedo, rispecchia l’art. 32 della Costituzione Italiana del 1948, che statuisce: “Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.” L’art. 31 E 33 del Codice Deontologico dell’Ordine dei Medici Chirurghi recita: “Il medico non deve intraprendere attività diagnostica e/o terapeutica senza l’acquisizione del consenso esplicito e informato del paziente”, e per concludere l’art. 5 della Convenzione Trattato di Oviedo sottolinea che “Un trattamento sanitario può essere praticato solo se la persona interessata abbia prestato il proprio consenso libero e informato.” ll consenso informato non è solo un atto burocratico, ma il riconoscimento del diritto del paziente di autodeterminarsi e partecipare alle scelte sulla propria salute, fondato sull’obbligo del medico di fornire informazioni complete e comprensibili, tutelando sempre la dignità e la libertà di scelta della persona assistita.
Sembrerebbe un traguardo sociale indotto da menti illuminate, e alcune lo saranno state, senza dubbio; duole, però, constatare come da diversi decenni a oggi, faccia resistenza una parte del mondo medico e giuridico rallentando questo progresso. Il fenomeno del rifiuto, per esempio, alle emotrasfusioni fu sollevato dai Testimoni di Geova già sin dal 1945, quando le trasfusioni, a causa della richiesta degli ospedali militari, subirono una brusca accelerata durante la IIª Guerra Mondiale svoltasi in Europa. In Italia “non esistevano i centri trasfusionali, il primo fu aperto a Torino nel 1948, come nel resto dell’Europa pacificata. Probabilmente durante la guerra il sangue era raccolto dalla Sanità Militare, ma non risulta che vi fosse un rifornimento sistematico al fronte. Così la ricerca americana e l’esperienza di guerra crearono le basi per la futura attività trasfusionale basata sulla trasfusione “indiretta” (non più da braccio a braccio)” (Fonte: “Il Nostro Sangue”, di Guglielmo Mariani e Pier Mannuccio Mannucci, pag. 118, Aracne Edit., 2020).

Accadde quindi che il mondo medico si oppose al rifiuto dei Testimoni, basandosi sul pregiudizio che quella presa di posizione in realtà corrispondeva ad un fanatismo ed un bigottismo che impediva di vedere la validità del progresso scientifico. Era come dire ai Testimoni “rifiutate in nome di una religione salvaspirito ciò che la scienza indica come sistema salvavita”. L’indole umana spesso è portata a resistere a pensieri diversi dai propri, quando in realtà la soluzione migliore sarebbe quella di assumere informazioni e verificarne la bontà e assennatezza. Tutto ciò che è diverso viene visto come pericoloso perché in grado di alterare una condizione di comodità alla quale una rinuncia equivarrebbe a sforzo e, forse, anche difficoltà. E la comfort zone è troppo piacevole… Questa situazione, di fatto, impoverisce, perché l’arricchimento tra esseri umani avviene quando si instaura un confronto e si offrono spiegazioni plausibili del perché una cosa viene fatta o meno. I Testimoni, per quanto ne sappiamo, non sembrano martiri della fede come se vivessero da aspiranti suicidi. La loro scelta di vita, condivisibile o meno (anche se si fa fatica a capire come il loro astenersi da fumo, droga o abuso di alcool possa essere considerato uno stile di vita inaccettabile), ha, tuttavia, indotto a fare riflessioni che i più savi accettano come ragionevoli e vantaggiose.

Dai dati disponibili sembra che siano almeno 100.000 i chirurghi e anestesisti nel mondo che collaborano coi Testimoni perché venga rispettata la loro volontà di essere trattati con metodiche e tecniche alternative alle emotrasfusioni. Con enormi ricadute positive sull’intera collettività perché il sangue manca e non è esente da rischi. La loro libera scelta di trattamento medico non corrisponde al frainteso “non voglio essere curato”, ma al più semplice “non voglio sangue ma accetto alternative”. E questa differenza non è sostanziale solo per i medici – che l’hanno colta nella sua intera portata – ma dovrebbe esserla anche per l’opinione pubblica che, anziché lasciarsi indurre a trarre conclusioni errate, solo per pregiudizio, fake-news pilotate o da avversioni al credo dei Testimoni, farebbe gesto intelligente se tornasse sui libri di grammatica rispolverando quale sia il significato e il valore dei sostantivi e dei verbi. Lo spostamento di un segno di interpunzione capovolge l’intero senso di un pensiero. Un esempio?
- “Luigi – dice Giovanni – è solo un fanatico ignorante”.
- “Luigi dice: Giovanni è solo un fanatico ignorante”.
E questa regola vale per tutti gli argomenti. Saper leggere i fatti, e soprattutto conoscere bene l’argomento, eviterebbe non solo fraintendimenti ma predisporrebbe alla più ragionevole posizione di ascolto, confronto, analisi, comprensione e accettazione. Offriamo qui in fondo vari link a riprova che la Scienza va avanti di pari passo con i Diritti Umani, la Giurisprudenza e l’Etica.
Seguono Fonti Bibliografiche e Video Autorevoli sulla Medicina e Chirurgia senza sangue, diritto al dissenso di terapie trasfusionali, alternative scientificamente validate a favore di tutta la collettività
– articolo 32 della Costituzione :“Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”
– DICHIARAZIONE UNIVERSALE DEI DIRITTI UMANI
– CARTA DEI DIRITTI FONDAMENTALI DELL’UNIONE EUROPEA
– articolo 13 Costituzione “La libertà personale è inviolabile”
– legge 219 del 2017: “nessun trattamento sanitario può essere iniziato o proseguito se privo del consenso libero e informato della persona interessata”,
– Video | Cardiochirurgia senza Sangue
– Seminari formativi e documenti Etici Storici USL8 di Arezzo
– Biblioteca Medica del Servizio di Informazione Sanitaria jw.org
– PBM Patient Blood Management a cura della Commissione Europea
– linee guida OMS del PBM Centro Nazionale Sangue
– CoBUS (comitati sul buon uso del sangue).
–Society for the Advancement of Blood Management (SABM Aggiornamenti su Patient Blood Management)
– NATA (Network for Advancement in Transfusion Alternatives)
– OMS dal 2010 URGENTE il programma Patient Blood Management (PBM link PDF)
–10 video interviste nazionali e internazionali su medicina e chirurgia senza sangue su testimoni di Geova (Link)
– Medicina senza sangue: Convegno storico all’Università di Padova con interviste di medici e magistrati
Redatto in collaborazione con Fred G.D.Hardy. Il Comitato Etico della REDAZIONE, coordinato dal Curatore e Direttore Responsabile Silvano Mencattini iscritto all’Ordine dei Giornalisti dal 1979, vigila che ogni articolo contenga Informazioni e divulgazione Scientifica libera da conflitti di interesse. Le citazioni sono controllabili tramite Link sottolineato. Le notizie del sito sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte: www.egm.it no profit by biodiritti.org No Profit o le fonti citate con link in questo articolo.
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