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Fede Attiva e Salute: Il Connubio che Migliora il Benessere. “Felici i consapevoli del bisogno spirituale”. Migliaia di studi scientifici hanno evidenziato un legame significativo tra fede attiva e miglioramento della salute
“Felici quelli che sono consapevoli del loro bisogno spirituale”, disse Gesù (Matteo 5:3). Rendersi conto di bisogni primari, mangiare, bere, dormire, amare ed essere amati, influisce nella salute e benessere. Possiamo includere tra questi bisogni anche quelli spirituali? Migliaia di studi hanno evidenziato un legame significativo tra fede attiva e miglioramento della saluta fisica e mentale. L’importanza della spiritualità ricorda che l’essere umano è complesso, fatto di corpo, mente e spiritualità. La vera guarigione avviene quando tutte queste componenti si armonizzano. Come scrisse una volta uno dei padri della medicina, William Osler: “Il buon medico cura la malattia; il grande medico cura il paziente che ha la malattia”.

Ecco una breve sintesi del connubio tra fede Attiva e Salute
Riduzione dello Stress:
“La fede: un aiuto prezioso per il nostro sistema nervoso” (Raffaele.it). Adunanze religiose con partecipazione attiva a domande e risposte, dimostrazioni, canti e preghiere. Lettura della Sacra Bibbia in meditazione e preghiera. L’appartenenza a una comunità e il sostegno sociale offerto da confratelli religiosi. Il promuovere con altri la propria fede. Tutto questo contribuisce ad una rete di sicurezza emotiva che aiuta a fronteggiare le difficoltà.

Promozione di Stili di Vita Sani:
La Fede attiva promuove stili di vita sani. L’astensione o moderazione da alcol. L’evitare tabacco e altre sostanze nocive. L’abbandono di pratiche nocive e socialmente pericolose. Vedi statistiche pubblicate da Ansa “In Italia, 46mila persone sono state aiutate dai Testimoni di Geova a lasciare droga, fumo, alcol grazie alla fede attiva”. Le pratiche religiose incoraggiano anche l’importanza della famiglia, dell’esercizio fisico e di una dieta equilibrata, contribuendo a migliorare la salute generale dei credenti.

Benessere Mentale:
Secondo il Quotidiano Sanità La fede attiva offre una prospettiva di speranza e significato che può essere particolarmente utile durante i periodi di crisi e insicurezza come quello che stiamo vivendo. Le pratiche spirituali, come la meditazione quotidiana delle Sacre Scritture, sono state associate a un miglioramento della salute mentale, riducendo i sintomi di ansia e depressione.

La connessione tra fede attiva e salute è un campo di studio in continua evoluzione
Sebbene esperienze personali variano, i benefici di una vita vissuta nella fede attiva sono innegabili. La fede rappresenta una fonte di forza, dimostrando che il benessere spirituale e fisico possono essere strettamente intrecciati. Sempre più studi e testimonianze ci mostrano come la fede attiva e la dimensione spirituale possano influenzare positivamente il recupero e il benessere dei malati, soprattutto nei momenti di maggiore vulnerabilità fisica ed emotiva. Studi in Psiconeuroendocrinoimmunologia – il campo che indaga il rapporto tra mente e sistema immunitario – dimostrano che stati mentali positivi e una connessione spirituale possono avere un impatto diretto sulla salute fisica. Sono stati pubblicati dal Journal of Health Psychology molti studi che dimostrano come i pazienti con un forte sostegno religioso o spirituale mostravano livelli di cortisolo, l’ormone dello stress, più bassi rispetto a chi non aveva questa connessione. Studi condotti presso ospedali statunitensi hanno dimostrato che pazienti in cura oncologica che ricevevano sostegno spirituale manifestavano un maggior benessere psicologico e fisico, affrontando la terapia con una resistenza maggiore.
La spiritualità non può, ovviamente, sostituire la medicina, ma può potenziarne gli effetti.
L‘Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) già dal 1990 affronta la spiritualità come ‘tema che non può essere eluso’ vedi l’articolo SPIRITUALITÀ E UMANIZZAZIONE DELLE CURE (Federazione Nazionale Ordine Medici e Odontoiatri FNOMCeO). Cosa si intende con il termine spiritualità? Secondo la FNOMCeO: “La spiritualità… Non è necessariamente sinonimo di fede religiosa ma ha nella fede vissuta la risposta a una relazione con Dio, al meglio della sua espressione”. In una riunione dell’OMS del 1998 è stata proposta la modifica della definizione originaria del concetto di salute nei seguenti termini: «La salute è uno stato dinamico di completo benessere fisico, mentale, sociale e spirituale, non mera assenza di malattia.»

Dimensione spirituale sana e forte correlata a migliore salute
Nel corso degli anni è stato dimostrato come una dimensione spirituale sana e forte sia correlata a: minori ospedalizzazioni, migliore gestione della malattia e aderenza al trattamento prescritto, diminuzione dell’uso e abuso di sostanze, diminuzione della depressione e dei tentativi di suicidio. Dobbiamo nutrirci di gioia, gentilezza, lavorare per il bene comune, dobbiamo allenare non solo i muscoli ma il cervello alla gratitudine”, sottolinea il dottor Franco Berrino, epidemiologo e già direttore del Dipartimento di Medicina Preventiva e Predittiva all’Istituto dei Tumori di Milano. Attualmente è presidente della fondazione La Grande Via per la promozione della longevità in salute attraverso il cibo, l’esercizio fisico e la ricerca spirituale.
Studi Scientifici su fede attiva e migliore salute
Un famoso studio prospettico sulla rivista Jama giugno 2016 “Associazione tra la partecipazione al servizio religioso e mortalità tra le donne” ha valutato la relazione tra frequentazione religiosa (più di una volta a settimana) ed effetti sulla salute. La ricerca, durata 20 anni su 74.534 infermiere statunitensi ha rilevato che le persone che frequentavano le funzioni religiose vedevano ridotta la mortalità generale del 33%, del 27% per le malattie cardiovascolari e del 21% per quelle oncologiche. Sono stati quindi analizzati i meccanismi religiosi che contribuiscono alla salute migliore: rispetto delle regole, minore stress emotivo, maggiore capacità di perdono, minore pressione rispetto ai soldi, successo, status. Un altro studio di Coorte su Jama 6 maggio 2020 “Partecipazione ai servizi religiosi e decessi correlati a droghe, alcol e suicidio tra gli operatori sanitari degli Stati Uniti” condotto negli Stati Uniti su 66.492 infermiere diplomate e 43.141 operatori sanitari uomini ha dimostrato come la partecipazione a servizi religiosi almeno una volta alla settimana è stata associata a un rischio di morte per disperazione inferiore del 68% tra le donne e del 33% tra gli uomini rispetto alla mancata partecipazione. 
Anche i comportamenti prosociali, di cura e aiuto rivolto agli altri, sono correlati all’attivazione di ormoni che contrastano lo stress dagli effetti neurotossici da cortisolo e favoriscono la felicità. Fra questi il rilascio di ossitocina: un neurormone implicato nell’organizzazione delle cure parentali, nell’altruismo e spiritualità. Molti studi hanno dimostrato, fra cui quelli della dottoressa Marsh, psichiatra tedesca dell’Università Carl von Ossietzky Oldenburg, in un recente studio pubblicato a dicembre dei 2021 su Neuroscience & Biobehavioral Reviews: l’ossitocina abbassa i livelli di cortisolo, e inibisce il rilascio di Interleuchina 6 coinvolta nell’infiammazione. Questo spiega la presenza di fedeli GIOIOSI a espositori mobili nelle principali piazze in tutto il mondo.

Solo il fanatismo religioso potrebbe causare effetti negativi. Delusioni, confusione e scontento possono alimentarsi con malintesi nei rapporti con altri membri o responsabili della congregazione religiosa. Aspettative deluse possono essere interpretate come se Dio non avesse voluto esaudire SUBITO ciò che si sperava. Al contrario la conversione religiosa in una fede vera e attiva può produrre solo un cambiamento radicale positivo nella vita. Incoraggia a dare e ricevere supporto, conforto spirituale e pratico tra membri della comunità religiosa, familiari e il prossimo. Impegnarsi in attività religiose può spostare il focus dagli eventi stressanti e lutti irrisolvibili, nella Speranza Spirituale. Aiuta a tracciare una chiara linea di demarcazione tra i comportamenti accettabili e quelli non accettabili e rimanere entro tali confini.
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